martedì 12 febbraio 2013

Intervista all'autrice marchigiana Luisa Mazzocchi

INTERVISTA A LUISA MAZZOCCHI
 

 
 
Un nuovo "Tu per tu" con autori marchigiani. L'autrice anconetana Luisa Mazzocchi parla in questa video intervista del suo DORIC HOTEL, romanzo storico-sentimentale, edito dalla casa editrice Italic PeQuod di Ancona.
 
"DORIC HOTEL è una fiaba metropolitana, intimistica ed emozionante, sui valori ell'amicizia e della memoria storica."
 
Ancona, 1° novembre 1943: le bombe degli alleati distruggono la città e con essa le vite di tante vittime innocenti. Dopo tanti anni, nel cuore dell'anziana Dora è ancora vivo il dolore della terribile strage nel rifugio di Santa Palazia. Tra le antiche strade doriche, l'incontro tra Dora e una giovane donna di nome Lara Isabel darà inizio a un'amicizia unica e meravigliosa.
 
Un romanzo tutto da leggere e da gustare.
 
Stefano Vignaroli
 
 

 


venerdì 18 gennaio 2013

Intervista all'autore Stefano Vignaroli

INTERVISTA A STEFANO VIGNAROLI
 
 
 
 
Continuando i nostri "Tu per tu" con autori marchigiani, proponiamo oggi la video intervista a Stefano Vignaroli, autore di gialli/noir aventi come protagonista Caterina Ruggeri, Commissario di Polizia, esperta cinofila, ma anche mamma e donna. Un personaggio che l'autore è riuscito in maniera magistrale a far amare ai suoi lettori.
 
Riportiamo qui sotto l'intervista fatta da Aurora Rosati allo stesso autore all'uscita del suo romanzo di esordio, "Delitti Esoterici" e pubblicata a suo tempo su Pressu.com, testata giornalistica on line.
 
Come mai la decisione di scrivere e pubblicare il tuo primo romanzo a un'età di oltre 50 anni?
Beh, sono sempre stato un buon lettore, essendo nato e cresciuto in una casa piena di libri, ma non mi era mai venuto in mente di scriverne uno. Un paio di anni fa mi sono detto che, dal momento che comunque sono stato sempre bravo a scrivere, mi sarei potuto buttare in quest'avventura. Ho iniziato un po' per gioco a scrivere la storia della vita della Commissario Ruggeri, delineando così il personaggio. Poi, una volta iniziato, la storia della prima indagine è andata avanti da sé, il flusso del racconto veniva così naturale, che oggi, rileggendo alcuni brani mi sembra che neanche possano essere stati scritti da me. Comunque, l'età non è un problema, anzi direi che quando uno arriva a cinquant'anni e ha fatto per più di venticinque anni lo stesso lavoro, sente proprio il bisogno di dedicarsi a qualcosa di diverso. Io mi sono detto: "Se hai un sogno, realizzalo! Se lo cavalchi, ti farà volare."
Il tuo romanzo d'esordio, DELITTI ESOTERICI, è permeato da un clima di magia e di esoterismo, che entusiasma i lettori appassionati del genere. Da cosa deriva questa tuo interesse?
Credo che la magia abbia appassionato ognuno di noi, fin da bambino. Io sono un tipo molto razionale, come in fin dei conti la protagonista del romanzo, e non credo molto ai fenomeni paranormali e soprannaturali. Ma a volte mi accorgo che ci sono cose che non possono essere spiegate con la razionalità. Del resto, se tutte le civiltà e le religioni, dalla preistoria ai giorni nostri, affermano la presenza di qualcosa di soprannaturale, un fondo di verità ci dovrà pur essere!
Ma la Commissario Ruggeri riuscirà alla fine a spiegare tutta la vicenda in maniera estremamente razionale!
Sicuramente, ma il finale a sorpresa del libro farà sì che il lettore rimanga con il dubbio amletico che qualcosa di magico e soprannaturale non possa essere spiegato altrimenti.
Ci è voluto un bel lavoro di ricerca per avere i riferimenti storici sul processo alle streghe di Triora, ma soprattutto sui riti, sulle invocazioni, sulle magie, che vengono così brillantemente descritti in alcuni capitoli del romanzo?
Il lavoro di ricerca c'è stato, ho dovuto far riferimento a testi, quali "La chiave di Salomone", che ho dovuto leggere e consultare. Ma ho lavorato anche molto di fantasia, come penso faccia qualsiasi autore, modificando e adattando racconti e situazioni alla narrazione. E' venuto un buon mix, in cui il Commissario Caterina Ruggeri e il suo vice, l'Ispettore Giampieri, oppongono la razionalità e la tecnologia all'esoterismo e alla magia propri degli adepti della setta con cui vengono in contatto durante la loro indagine.
Quasi fosse scontato, si tende ad associare l'esoterismo al satanismo, e quindi considerare la setta esoterica come una congrega di persone dedite al male. Leggendo il tuo romanzo, si capisce che non è proprio così. Ci vuoi spiegare qualcosa in più?
Esoterismo e satanismo non coincidono affatto. E' chiaro che, all'interno di sette di questo tipo, cerchie chiuse e ristrette, in cui non è facile entrare se non sei dell'ambiente, ci possono essere schegge impazzite, difficili da fermare, che perseguono il male a tutti i costi, e si fanno forti dell'essere adepti della setta stessa. E' proprio quello che accade nel romanzo, in cui il cosiddetto "maligno" è un personaggio dal profilo psicologico complesso, al limite dello sdoppiamennto della personalità, e sarà egregiamente combattuto dalla nostra eroina.
Parliamo un po' della protagonista, Caterina Ruggeri. Personaggio del tutto inventato o riferito a qualche conoscenza della tua vita reale?
La Dottoressa Ruggeri è una donna bella e intelligente, dal carattere molto indipendente, sviluppato durante l'infanzia e l'adolescenza vissuta in una famiglia segnata da tragedie, quali un incidente domestico, dove troverà la morte un suo fratellino, e il suicidio del padre in seguito ai sensi di colpa per l'accaduto. Nel mio passato remoto ho conosciuto una persona che ha vissuto queste esperienze, ma poi il lavoro di fantasia ha creato il personaggio nella sua complessità. E' un bel personaggio, che comunque, al di là dell'apparenza di donna tutta d'un pezzo, prova dei sentimenti come tutti noi: l'amicizia, l'amore, le passioni. Tutte piccole cose che si ritrovano nella lettura del romanzo.
Un romanzo, insomma, abbastanza complesso, entusiasmante da leggere. Ci sarà un seguito?
Già sto scrivendo il secondo romanzo della serie, dal titolo provvisorio "I misteri di Villa Brandi". Caterina, grazie al fatto di essere in dolce attesa, farà ritorno alla sua città d'origine, Jesi, dove sarà coinvolta suo malgrado in una complicata indagine. Ma non anticipiamo troppo!
Un saluto ai suoi lettori?
Spero che la lettura sia stata di vostro gradimento e conto di vedervi tutti alle prossime presentazioni del libro.

Aurora Rosati


lunedì 7 gennaio 2013

DELITTI ESOTERICI di Stefano Vignaroli

Recensioni:
DELITTI ESOTERICI di Stefano Vignaroli

La lettura di questo romanzo è, oserei dire, un'esperienza unica. Quale accanita lettrice, considero il libro di Stefano Vignaroli quanto di meglio esista oggi sul mercato editoriale del noir. Lo scrittore con il suo Delitti Esoterici ha dimostrato ampiamente abilità nella scrittura ed uno spiccato talento nella narrazione di un'importante ed intrigante inchiesta di Caterina Ruggeri, giovane Commissario di Polizia la quale, grazie soprattutto alla sua intelligenza e al suo innato intuito femminile, è in grado di destreggiarsi  tra delitto ed esoterismo, non abbandonando mai doti di umana comprensione riguardo a fatti e personalità coinvolte.
Lo stile suggestivo e affascinante della narrazione si snoda in una perfetta successione di eventi e colpi di scena per un così difficile e delicato argomento, quale può essere l'esoterismo, inteso sia nel suo significato primario di “interno” e quindi segreto, sia  nella moderna interpretazione di “magia”. Il tutto si fonde perfettamente con le pericolose indagini di Caterina Ruggeri e per oltre trecento pagine trascina il lettore fin dentro il più nascosto tra tutti i recinti del sapere esoterico, seguendo un perfetto sincronismo. Ogni personaggio descritto nel romanzo viene descritto ed interpretato dalla straordinaria fantasia dell'autore come un essere comune e allo stesso tempo fuori dal tempo, con riferimenti precisi dettati dal personale studio dell'autore stesso.
Non mancano elementi meno nobili quale la brama di potere e di superiorità ma che infine esplodono in forza, bellezza, illuminazione spirituale e aspirazione verso il bene dell'umanità. Un romanzo completo dunque, che racchiude nelle sue pagine molte verità riferite alla più comune delle realtà, la ricerca di noi stessi e di quella parte dell'inconscio che normalmente non si ascolta ma vive nascosta in ogni individuo.
Porgo i miei complimenti più sinceri a Stefano Vignaroli per questo suo romanzo che ritengo essere un piccolo capolavoro di psicologia esoterica oltre che la prima e significativa inchiesta della sua “amata” protagonista Caterina Ruggeri.

  Susanna Polimanti


 
Vi parlo di "DELITTI ESOTERICI" di Stefano Vignaroli
 
 
Le streghe di cui ci racconta l'autore, attraverso l'indagine del commissario Caterina Ruggeri, non sono perfide e malefiche dispensatrici di sortilegi ispirati dal demonio.
Quelle sono un retaggio culturale dei tempi della "Santa inquisizione".
La superstizione, figlia dell'ignoranza in cui si manteneva la gente, faceva credere che la pratica della cura con erbe officinali, e spesso la loro efficacia, fosse una manovra subdola del maligno contro la Chiesa.
Le streghe di Stefano hanno una storia alle spalle, che le porta loro malgrado a subire quello che alle loro ave fu in qualche modo risparmiato.
Ma senza addentrarmi nella trama che lascio al lettore, desidero parlare di loro come parlerei di qualunque donna dei nostri tempi, amante del sapere e con una sensibilità spiccata volta ai sentimenti dell'amicizia e dell'amore.
Se ci guardassimo dentro e ci ascoltassimo di più, scopriremmo che la nostra mente ha poteri a volte
così indefinibili e misteriosi da farci sentire e vedere cose che la ragione comune negherebbe.
L'autore, scrivendo il romanzo ispirato alla leggenda dei luoghi che descrive, racconta invece la realtà di ieri collegata a quella di oggi.
Come allora nei famigerati "sabba", in cui le streghe facevano uso di droghe al fine di realizzare i loro esoterici riti, anche oggi il bisogno di raggiungere stati d'inconscio e delirio, sniffando o impasticcandosi, se non è consueto è almeno frequente.
Ma nessun inquisitore prepara la pira per farne un rogo.
Quale donna è immune dal desiderio di rimanere giovane nonostante gli anni?
Una strega, tra i personaggi della storia, ci riesce perché è "strega" o perché brilla di luce interiore?...
Delitti Esoterici è un romanzo in cui l'autore unisce leggenda e mistero, riuscendo a tenere la sua protagonista principale, l'indomito commissario Caterina Ruggeri, al centro della storia, ma lasciandola in un certo senso fuori dal contesto come una spettatrice partecipante ai destini delle vittime del male, dalle cui avventure nefaste trarrà motivo di profonda introspezione.
Un arrivederci in "I misteri di Villa Brandi" nella tua ulteriore indagine, Caterina, e aggiungo un grazie Stefano Vignaroli e alle tue simpatiche "streghe".
Ah...dimenticavo ! Leggetelo, vi piacerà.
 
Anna Cibotti
 

 

sabato 15 dicembre 2012

LO SCIROCCO di Stefano Esuperanzi




LO SCIROCCO
 
Poche decine di racconti che si susseguono in un percorso in parte improvvisato. Storie e leggende, piu' o meno fantastiche, che si pongono lungo il confine evanescente della memoria: un orizzonte al di la del quale sentimenti e passioni possono piacevolmente smarrirsi. Emozioni lontane, vaghe e indefinite; che rievocate, suscitano impressioni profonde. Cieli stellati, nei quali sono stati posti innamorati mitologici ad inseguire notte dopo notte le loro amanti: per l'eternità. Aspirazioni illusorie, rappresentate da tramonti struggenti e aurore incantate. Divinità del Pantheon che si misurano in impari sfide con comuni mortali. Falconi e accipitridi che scatenano la loro ''violenza'' su prede inermi, si alternano a struggenti melodie notturne di usignoli e lamentosi versi di assioli innamorati. Saggi valori di un tempo, sviluppati nella miseria del dopoguerra, si confrontano con quelli attuali imposti dalla civiltà dei consumi e del benessere. Vicende diverse, apparentemente disomogenee, ma accomunate dallo stesso denominatore: la passione per la caccia.


"Lo scirocco" ci dice Esuperanzi "è una serie di racconti nei quali descrivo passioni, emozioni. Parlo di amici che mi hanno accompagnato durante la vita. Con l'intenzione di evidenziare stati emotivi. “Oggi l'orologio della torre non suona più, qualcuno ha brontolato e lo hanno zittito. Non ci sono più neanche i cari vecchi compagni con i quali ho condiviso tante emozioni, tante attese, tante speranze. Dicono che la vita sia così, come camminare sulla sabbia bagnata: dietro di te per qualche attimo lasci le impronte del tuo percorso, ma se guardi più indietro ti accorgi che la risacca le ha già cancellate e nessuno si accorgerà più del tuo passaggio.” Qualche amico dice che ci sono riuscito. Non so."

mercoledì 12 dicembre 2012

IL TESTAMENTO DI COSTANZA di Stefano Esuperanzi

IL TESTAMENTO DI COSTANZA di Stefano Esuperanzi





Fra Salimbene da Parma, monaco francescano, vissuto tra la fine del XII secolo e l'inizio del XIII, ha scritto la cronaca del suo tempo, facendola giungere sino a noi attraverso degli annali. Per secoli a questa fonte, hanno attinto i piu' qualificati esegeti per ricostruire eventi e vicende che si collocano tra il 1168 al 1288; periodo ritenuto anche dagli stessi alquanto oscuro. Da un episodio di quel tempo, descritto da fra Salimbene nella sua ''Chronica'' come misterioso, ma che ha impresso una netta direzione alla storia, prende spunto la nostra vicenda. Di Costanza d'Altavilla: Imperatrice del Sacro Romano Impero, conosciamo altrettanto poco, e il poco che ci è giunto spesso è contraddittorio. Dante nella sua Commedia la pone in paradiso, definendola piena di luce; altri la considerano opportunista, spregiudicata e scaltra. Noi non sapremo mai come e chi fosse nella realtà Costanza d'Altavilla. Due archeologi si imbattono casualmente su alcuni indizi che potrebbero illuminare e chiarire avvenimenti di quell'epoca; in particolare il privilegio che Costanza e i discendenti Svevi concedono all'ordine monastico dei Cistercensi che a quel tempo ebbe un grande sviluppo e acquisì un potere politico ed economico di rilievo. Il percorso dei due ricercatori, una tedesca e un italiano, si snoda a cavallo della seconda guerra mondiale. Il conflitto segna pesantemente la donna che subisce l'assedio di Berlino da parte delle Truppe Alleate e dell'Armata Rossa. Ne esce in malo modo: distrutta. Nonostante ciò riesce a compiere un'analisi approfondita della strumentazione propagandistica che il governo Nazional-Socialista ha fatto della scienza archeologica per confermare ingannevolmente la purezza della razza Ariana. L'insostenibile giustificazione di pericolo di inquinamento da parte di razze inferiori; ed infine, le repressioni etniche che hanno sfociato nell'ignobile olocausto. Nella ricerca viene coinvolto anche l'abate di St. Marie: abbazia cistercense situata su un altipiano della Guascogna Francese, dove il vino è eccellente, ma il tempo sembra trascorrere con una particolare caratteristica. Nonostante la razionalità intellettuale e il sostegno della Fede Cristiana, il monaco intuisce aleggiare sulla vicenda una maledizione: infatti si scatena una sequenza di omicidi del tutto simili ad altri avvenuti 500 anni prima. La storia si snoda attraverso le miserie sociali e individuali del dopoguerra, dove ognuno, a suo modo, cerca di ricostruirsi un' identità che gli consenta la semplice sopravvivenza. Su queste ceneri risorgono varie caratteristiche umane che il conflitto aveva represso e sembravano definitivamente perdute: emozioni, sentimenti e passioni.
 


martedì 11 dicembre 2012

Alcune domande a Stefano Esueranzi

INTERVISTA A STEFANO ESUPERANZI, AUTORE MARCHIGIANO
 
1- Parlaci un po' di te e dei percorsi che ti hanno fatto approdare alla scrittura creativa.                                                            
Le passioni per letteratura, l'arte e l'archeologia mi hanno sempre accompagnato. Ciò che mi ha avvicinato alla scrittura, invece, è stata l'opportunità di poter pubblicare su una pagina del Corriere Adriatico, tra il 1994 e il 2004 alcuni racconti. Amici e conoscenti leggendoli mi hanno espresso le loro benevoli critiche. Da qui è iniziato il mio “percorso letterario”.
2- "Il testamento di Costanza" e "Lo sguardo strabico dell'angelo", due romanzi storici, ambientati tra la fine degli anni '40 e gli anni '50. Due studiosi, un Italiano e una tedesca, accomunati dalla passione per l'archeologi, si trovano a lavorare fianco a finaco, e irrimediabilmente oltre la simpatia reciproca nasce anche la storia d'amore. Due libri che si leggono d'un fiato, non vedendo l'ora di arrivare all'ultima pagina per vedere come vanno a finire. Da dove deriva la tua passione per l'archeologia e quanto di te e della tua vita hai trasferito nel carattere dei tuoi personaggi, Cesare e Wilk?
I due romanzi “Il testamento di Costanza" e "Lo sguardo strabico dell'angelo” sono entrambi ambientati negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale. Gli anni cinquanta hanno visto la mia infanzia e li amo particolarmente. Nel mio immaginario sono ricchi di enfasi, di suggestioni e personaggi forti. Anni di miseria, dove ognuno a suo modo cercava di ricostruirsi un'identità. Ideali per ambientarci storie. La passione per l'archeologia mi accompagna da sempre. Già da bambino vagavo per i campi alla ricerca di pietre e sassi che avevano qualcosa da raccontare. Ogni territorio ha la sua storia, cercare di ricostruirla è affascinante. I personaggi dei due romanzi sono fortemente caratterizzati dal mio essere, o meglio, come dice Wilk nella prefazione de Il Testamento di Costanza: "Lui, introducendosi indiscretamente nel nostro intimo, ha goduto e beneficiato di emozioni e passioni non sue. Ha fatto vivere a noi quello che lui avrebbe voluto vivere; essere quello che noi siamo stati."
 
3- Sicuramente c'è stato un lavoro di ricerca storica, di documenti anche antichi, per la stesura dei due romanzi. Quali sono le tue fonti?
La storia di Federico II mi ha sempre affascinato; già nel '94 (800 anni della sua nascita) sono stato promotore, proprio a Jesi, di un interessante convegno sulla falconeria dell'imperatore. Per il Testamento di Costanza devo ringraziare la Fondazione Federico II e il Centro Studi Federiciani, sempre di Jesi, mi hanno offerto un valido supporto, anche se non condividono nel modo più assoluto la mia ipotesi.
Per chi è appassionato di archeologia, la scoperta dei Rotoli del Mar Morto è stata la più affascinante del XX secolo. Una scoperta che poteva mettere in discussione l'origine del Cristianesimo, se non vi fossero stati degli interventi di alte gerarchie ecclesiastiche a nascondere reperti e quant'altro. Quindi, una vicenda che si prestava molto ad essere inserita all'interno di una narrazione fantastica.
 
4- Entrambe i romanzi hanno forti riferimenti ai monaci cistercensi. Nei libri citi sia la nostra Abbazia di Chiaravalle (Santa Maria in Castagnola), sia una famosa Abbazia Cistercense farncese, situata in Borgogna, l'Abbazia di Citeaux, se non ricordo male. Quali sono stati, e quali sono, i tuoi rapporti con i monaci cistercensi? Hai chiesto loro consulenza, soprattutto nella stesura del "Testamento di Costanza"?
La storia del monachesimo Cistercense è altrettanto interessante. Questo ordine religioso sorto nel XI secolo in Francia, sotto l'impero Svevo ebbe uno sviluppo enorme tanto da offuscare quello Benedettino. Tanti documenti testimoniano di privilegi che gli Svevi concessero ai cistercensi . Perché Federico II, sebbene scomunicato 3 volte da ordine di essere sepolto con la tunica di quest'ordine?
 
5- Nel "Testamento di Costanza" esponi una teoria, forse un segreto conservato per secoli, per cui Federico II non sarebbe realmente il figlio di Costanza d'Altavilla ed Enrico VI. I due sovrani dovevano dimostrare di avere l'erede al trono, ma Costanza era sterile, e così il parto nella pubblica piazza di Jesi fu una sceneggiata. In effetti il bambino era stato "rapito" a una famiglia di contadini di Monte San Vito, secondo questa teoria. Quali fondamenti storici e documentali ha questa interpretazione?
Le fonti che supportano il mio romanzo sono quelle del Villani e fra Salimbene da Parma, due storici dell'epoca che parlano di questa vicenda.
 
6- Ci vuoi parlare un po' anche dell'altra tua opera, "Scirocco", che è una raccolta di racconti a suo tempo pubblicati dal Corriere Adriatico? 
Lo scirocco: una serie di racconti nei quali descrivo passioni, emozioni. Parlo di amici che mi hanno accompagnato durante la vita. Con l'intenzione di evidenziare stati emotivi. “Oggi l'orologio della torre non suona più, qualcuno ha brontolato e lo hanno zittito. Non ci sono più neanche i cari vecchi compagni con i quali ho condiviso tante emozioni, tante attese, tante speranze. Dicono che la vita sia così, come camminare sulla sabbia bagnata: dietro di te per qualche attimo lasci le impronte del tuo percorso, ma se guardi più indietro ti accorgi che la risacca le ha già cancellate e nessuno si accorgerà più del tuo passaggio.” Qualche amico dice che ci sono riuscito. Non so.
 
7- Tre libri, ben scritti, direi, e affascinanti. Sicuramente una buona casa editrice li avrebbe pubblicati e distribuiti volentieri. Come mai la scelta dell'autopubblicazione su ilmiolibro.it?
Nonostante le varie proposte, non ho trovato una casa editrice seria e affidabile. Allora, Pubblicare su “Ilmiolibro” è stata per me la soluzione più economica.

Un caro saluto a tutti gli amici del gruppo “Crisalide”
 
 
 
 
 
 
 
 


Lo sguardo strabico dell'angelo di Stefano Esuperanzi

Stefano Esuperanzi
è nato a Monte San Vito nel 1949 dove vive ancora oggi con la propria famiglia. Dal 1994 al 2004 ha scritto una serie di racconti divulgati settimanalmente su una pagina del quotidiano il “Corriere Adriatico”. Parte di questi sono stati raccolti nel libro “Lo scirocco” pubblicato insieme ai romanzi “Il testamento di Costanza” e “Lo sguardo strabico dell’angelo” sul sito www.ilmiolibro.kataweb.it del Gruppo Editoriale L’Espresso.
“Il pensionamento rappresenta una svolta importante della propria vita. Di alternative non ne rimangono molte, due possibili: scappare con una ballerina ucraina, oppure scrivere un libro. Presentando la prima notevoli difficoltà ho scelto la seconda, e di libri ne ho scritti tre”.
 
 

 
Qumràn 1956
La scoperta archeologica dei “Rotoli del Mar Morto” e quella del faraone Tutankamon, sono state definite le più interessanti del XX secolo. Se a rendere eccezionale quella del principe egizio è stata la regalità del corredo funebre ancora presente all’interno della sepoltura, per quella Qumràn, così si chiama il luogo del rinvenimento, la straordinarietà è stata determinata dall’unicità dei reperti e dalla loro storia. Circa novecento rotoli, in parte frammentati, interamente coperti di scrittura, sigillati e nascosti in undici grotte nel mezzo del deserto della Giudea. Le domande che al tempo sorsero spontanee ai ricercatori furono diverse. Chi avesse nascosto quel patrimonio di scritture? Per quale motivo? Perchè nel deserto? A distanza di oltre mezzo secolo la disciplina archeologica ha formulato ipotesi e supposizioni, ma non è riuscita a fornire una risposta certa e univoca. La casualità del ritrovamento, l’iniziale gestione della ricerca, affidata a persone non qualificate da un governo distratto appena costituito, che aveva ben altra cose a cui pensare, hanno provocato un danno irreparabile. Un’infinità di reperti sono stati dispersi tra musei e collezzioni private in tutto il mondo. Ad intricare la vicenda, ed è il caso di dire che al peggio non c’è mai fine, il contenuto delle scritture ritenute sconvenienti da parte di alcune gerarchie ecclesiastiche, in quanto riguardanti parte dell’Antico Testamento, scritte nove secoli prima del Codice Masoretico, adottato dalla Cristianità come canonico. Il dubbio di una manipolazione, addirittura di un occultamento di parte dei reperti, sono in molti ad averlo. Ad alimentare il fatto che la direzione della ricerca sia rimasta paradossalmente in mano ad un monaco domenicano per oltre un decennio in uno stato prevalentemente ebraico. Due professionisti: un’archeologa tedesca e un accademico italiano. vengono inviati