Un nuovo "Tu per tu" con autori marchigiani. L'autrice anconetana Luisa Mazzocchi parla in questa video intervista del suo DORIC HOTEL, romanzo storico-sentimentale, edito dalla casa editrice Italic PeQuod di Ancona.
"DORIC HOTEL è una fiaba metropolitana, intimistica ed emozionante, sui valori ell'amicizia e della memoria storica."
Ancona, 1° novembre 1943: le bombe degli alleati distruggono la città e con essa le vite di tante vittime innocenti. Dopo tanti anni, nel cuore dell'anziana Dora è ancora vivo il dolore della terribile strage nel rifugio di Santa Palazia. Tra le antiche strade doriche, l'incontro tra Dora e una giovane donna di nome Lara Isabel darà inizio a un'amicizia unica e meravigliosa.
Continuando i nostri "Tu per tu" con autori marchigiani, proponiamo oggi la video intervista a Stefano Vignaroli, autore di gialli/noir aventi come protagonista Caterina Ruggeri, Commissario di Polizia, esperta cinofila, ma anche mamma e donna. Un personaggio che l'autore è riuscito in maniera magistrale a far amare ai suoi lettori.
Riportiamo qui sotto l'intervista fatta da Aurora Rosati allo stesso autore all'uscita del suo romanzo di esordio, "Delitti Esoterici" e pubblicata a suo tempo su Pressu.com, testata giornalistica on line.
Come mai la decisione di scrivere e pubblicare il tuo primo romanzo a un'età di
oltre 50 anni?
Beh, sono sempre stato un buon lettore, essendo nato e cresciuto in una casa
piena di libri, ma non mi era mai venuto in mente di scriverne uno. Un paio di
anni fa mi sono detto che, dal momento che comunque sono stato sempre bravo a
scrivere, mi sarei potuto buttare in quest'avventura. Ho iniziato un po' per
gioco a scrivere la storia della vita della Commissario Ruggeri, delineando così
il personaggio. Poi, una volta iniziato, la storia della prima indagine è andata
avanti da sé, il flusso del racconto veniva così naturale, che oggi, rileggendo
alcuni brani mi sembra che neanche possano essere stati scritti da me. Comunque,
l'età non è un problema, anzi direi che quando uno arriva a cinquant'anni e ha
fatto per più di venticinque anni lo stesso lavoro, sente proprio il bisogno di
dedicarsi a qualcosa di diverso. Io mi sono detto: "Se hai un sogno, realizzalo! Se lo
cavalchi, ti farà volare."
Il tuo romanzo d'esordio, DELITTI ESOTERICI, è permeato da un clima
di magia e di esoterismo, che entusiasma i lettori appassionati del genere. Da
cosa deriva questa tuo interesse?
Credo che la magia abbia appassionato ognuno di noi, fin da bambino. Io sono
un tipo molto razionale, come in fin dei conti la protagonista del romanzo, e
non credo molto ai fenomeni paranormali e soprannaturali. Ma a volte mi accorgo
che ci sono cose che non possono essere spiegate con la razionalità. Del resto,
se tutte le civiltà e le religioni, dalla preistoria ai giorni nostri, affermano
la presenza di qualcosa di soprannaturale, un fondo di verità ci dovrà pur
essere!
Ma la Commissario Ruggeri riuscirà alla fine a spiegare tutta la
vicenda in maniera estremamente razionale!
Sicuramente, ma il finale a sorpresa del libro farà sì che il lettore rimanga
con il dubbio amletico che qualcosa di magico e soprannaturale non possa essere
spiegato altrimenti.
Ci è voluto un bel lavoro di ricerca per avere i riferimenti storici
sul processo alle streghe di Triora, ma soprattutto sui riti, sulle invocazioni,
sulle magie, che vengono così brillantemente descritti in alcuni capitoli del
romanzo?
Il lavoro di ricerca c'è stato, ho dovuto far riferimento a
testi, quali "La chiave di Salomone", che ho dovuto leggere e consultare. Ma ho
lavorato anche molto di fantasia, come penso faccia qualsiasi autore,
modificando e adattando racconti e situazioni alla narrazione. E' venuto un buon
mix, in cui il Commissario Caterina Ruggeri e il suo vice, l'Ispettore
Giampieri, oppongono la razionalità e la tecnologia all'esoterismo e alla magia
propri degli adepti della setta con cui vengono in contatto durante la loro
indagine.
Quasi fosse scontato, si tende ad associare l'esoterismo al
satanismo, e quindi considerare la setta esoterica come una congrega di persone
dedite al male. Leggendo il tuo romanzo, si capisce che non è proprio così. Ci
vuoi spiegare qualcosa in più?
Esoterismo e satanismo non coincidono affatto. E' chiaro che, all'interno
di sette di questo tipo, cerchie chiuse e ristrette, in cui non è facile entrare
se non sei dell'ambiente, ci possono essere schegge impazzite, difficili da
fermare, che perseguono il male a tutti i costi, e si fanno forti dell'essere
adepti della setta stessa. E' proprio quello che accade nel romanzo, in cui il
cosiddetto "maligno" è un personaggio dal profilo psicologico complesso, al
limite dello sdoppiamennto della personalità, e sarà egregiamente combattuto
dalla nostra eroina.
Parliamo un po' della protagonista, Caterina Ruggeri. Personaggio
del tutto inventato o riferito a qualche conoscenza della tua vita
reale?
La Dottoressa Ruggeri è una donna bella e intelligente, dal carattere molto
indipendente, sviluppato durante l'infanzia e l'adolescenza vissuta in una
famiglia segnata da tragedie, quali un incidente domestico, dove troverà la morte
un suo fratellino, e il suicidio del padre in seguito ai sensi di colpa per
l'accaduto. Nel mio passato remoto ho conosciuto una persona che ha
vissuto queste esperienze, ma poi il lavoro di fantasia ha creato il personaggio
nella sua complessità. E' un bel personaggio, che comunque, al di là
dell'apparenza di donna tutta d'un pezzo, prova dei sentimenti come tutti noi:
l'amicizia, l'amore, le passioni. Tutte piccole cose che si ritrovano nella
lettura del romanzo.
Un romanzo, insomma, abbastanza complesso, entusiasmante da leggere.
Ci sarà un seguito?
Già sto scrivendo il secondo romanzo della serie, dal titolo
provvisorio "I misteri di Villa Brandi". Caterina, grazie al fatto di essere in
dolce attesa, farà ritorno alla sua città d'origine, Jesi, dove sarà coinvolta
suo malgrado in una complicata indagine. Ma non anticipiamo troppo!
Un saluto ai suoi lettori?
Spero che la lettura sia stata di vostro gradimento e conto di vedervi tutti
alle prossime presentazioni del libro.
La
lettura di questo romanzo è, oserei dire, un'esperienza unica. Quale accanita
lettrice, considero il libro di Stefano Vignaroli quanto di meglio esista oggi
sul mercato editoriale del noir. Lo
scrittore con il suo Delitti Esoterici
ha dimostrato ampiamente abilità nella scrittura ed uno spiccato talento nella
narrazione di un'importante ed intrigante inchiesta di Caterina Ruggeri,
giovane Commissario di Polizia la quale, grazie soprattutto alla sua
intelligenza e al suo innato intuito femminile, è in grado di
destreggiarsi tra delitto ed esoterismo,
non abbandonando mai doti di umana comprensione riguardo a fatti e personalità
coinvolte.
Lo
stile suggestivo e affascinante della narrazione si snoda in una perfetta successione
di eventi e colpi di scena per un così difficile e delicato argomento, quale
può essere l'esoterismo, inteso sia nel suo significato primario di “interno” e
quindi segreto, sia nella moderna
interpretazione di “magia”. Il tutto si fonde perfettamente con le pericolose
indagini di Caterina Ruggeri e per oltre trecento pagine trascina il lettore
fin dentro il più nascosto tra tutti i recinti del sapere esoterico, seguendo
un perfetto sincronismo. Ogni personaggio descritto nel romanzo viene descritto
ed interpretato dalla straordinaria fantasia dell'autore come un essere comune
e allo stesso tempo fuori dal tempo, con riferimenti precisi dettati dal
personale studio dell'autore stesso.
Non
mancano elementi meno nobili quale la brama di potere e di superiorità ma che
infine esplodono in forza, bellezza, illuminazione spirituale e aspirazione
verso il bene dell'umanità. Un romanzo completo dunque, che racchiude nelle sue
pagine molte verità riferite alla più comune delle realtà, la ricerca di noi
stessi e di quella parte dell'inconscio che normalmente non si ascolta ma vive
nascosta in ogni individuo.
Porgo
i miei complimenti più sinceri a Stefano Vignaroli per questo suo romanzo che
ritengo essere un piccolo capolavoro di psicologia esoterica oltre che la prima
e significativa inchiesta della sua “amata” protagonista Caterina Ruggeri.
Susanna
Polimanti
Vi parlo di "DELITTI
ESOTERICI" di Stefano Vignaroli
Le streghe di cui ci
racconta l'autore, attraverso l'indagine del commissario Caterina
Ruggeri, non sono perfide e malefiche dispensatrici di sortilegi
ispirati dal demonio.
Quelle sono un retaggio
culturale dei tempi della "Santa inquisizione".
La superstizione, figlia
dell'ignoranza in cui si manteneva la gente, faceva credere che la
pratica della cura con erbe officinali, e spesso la loro efficacia,
fosse una manovra subdola del maligno contro la Chiesa.
Le streghe di Stefano
hanno una storia alle spalle, che le porta loro malgrado a subire
quello che alle loro ave fu in qualche modo risparmiato.
Ma senza addentrarmi
nella trama che lascio al lettore, desidero parlare di loro come
parlerei di qualunque donna dei nostri tempi, amante del sapere e con
una sensibilità spiccata volta ai sentimenti dell'amicizia e
dell'amore.
Se ci guardassimo dentro
e ci ascoltassimo di più, scopriremmo che la nostra mente ha poteri
a volte
così indefinibili e
misteriosi da farci sentire e vedere cose che la ragione comune
negherebbe.
L'autore, scrivendo il
romanzo ispirato alla leggenda dei luoghi che descrive, racconta
invece la realtà di ieri collegata a quella di oggi.
Come allora nei
famigerati "sabba", in cui le streghe facevano uso di droghe
al fine di realizzare i loro esoterici riti, anche oggi il bisogno di
raggiungere stati d'inconscio e delirio, sniffando o impasticcandosi,
se non è consueto è almeno frequente.
Ma nessun inquisitore
prepara la pira per farne un rogo.
Quale donna è immune dal
desiderio di rimanere giovane nonostante gli anni?
Una strega, tra i
personaggi della storia, ci riesce perché è "strega" o
perché brilla di luce interiore?...
Delitti Esoterici è un
romanzo in cui l'autore unisce leggenda e mistero, riuscendo a tenere
la sua protagonista principale, l'indomito commissario Caterina
Ruggeri, al centro della storia, ma lasciandola in un certo senso
fuori dal contesto come una spettatrice partecipante ai destini delle
vittime del male, dalle cui avventure nefaste trarrà motivo di
profonda introspezione.
Un arrivederci in "I
misteri di Villa Brandi" nella tua ulteriore indagine, Caterina,
e aggiungo un grazie Stefano Vignaroli e alle tue simpatiche
"streghe".
Poche decine di racconti che si susseguono in un percorso in parte improvvisato.
Storie e leggende, piu' o meno fantastiche, che si pongono lungo il confine
evanescente della memoria: un orizzonte al di la del quale sentimenti e passioni
possono piacevolmente smarrirsi. Emozioni lontane, vaghe e indefinite; che
rievocate, suscitano impressioni profonde. Cieli stellati, nei quali sono stati
posti innamorati mitologici ad inseguire notte dopo notte le loro amanti: per
l'eternità. Aspirazioni illusorie, rappresentate da tramonti struggenti e aurore
incantate. Divinità del Pantheon che si misurano in impari sfide con comuni
mortali. Falconi e accipitridi che scatenano la loro ''violenza'' su prede
inermi, si alternano a struggenti melodie notturne di usignoli e lamentosi versi
di assioli innamorati. Saggi valori di un tempo, sviluppati nella miseria del
dopoguerra, si confrontano con quelli attuali imposti dalla civiltà dei consumi
e del benessere. Vicende diverse, apparentemente disomogenee, ma accomunate
dallo stesso denominatore: la passione per la caccia.
"Lo scirocco" ci dice Esuperanzi "è una serie di racconti nei quali descrivo passioni, emozioni. Parlo di amici che
mi hanno accompagnato durante la vita. Con l'intenzione di evidenziare stati
emotivi. “Oggi l'orologio della torre non suona più, qualcuno ha brontolato e lo
hanno zittito. Non ci sono più neanche i cari vecchi compagni con i quali ho
condiviso tante emozioni, tante attese, tante speranze. Dicono che la vita sia
così, come camminare sulla sabbia bagnata: dietro di te per qualche attimo lasci
le impronte del tuo percorso, ma se guardi più indietro ti accorgi che la
risacca le ha già cancellate e nessuno si accorgerà più del tuo passaggio.”
Qualche amico dice che ci sono riuscito. Non so."
Fra Salimbene da Parma, monaco francescano, vissuto tra la fine del XII secolo e
l'inizio del XIII, ha scritto la cronaca del suo tempo, facendola giungere sino
a noi attraverso degli annali. Per secoli a questa fonte, hanno attinto i piu'
qualificati esegeti per ricostruire eventi e vicende che si collocano tra il
1168 al 1288; periodo ritenuto anche dagli stessi alquanto oscuro. Da un
episodio di quel tempo, descritto da fra Salimbene nella sua ''Chronica'' come
misterioso, ma che ha impresso una netta direzione alla storia, prende spunto la
nostra vicenda. Di Costanza d'Altavilla: Imperatrice del Sacro Romano Impero,
conosciamo altrettanto poco, e il poco che ci è giunto spesso è contraddittorio.
Dante nella sua Commedia la pone in paradiso, definendola piena di luce; altri
la considerano opportunista, spregiudicata e scaltra. Noi non sapremo mai come e
chi fosse nella realtà Costanza d'Altavilla. Due archeologi si imbattono
casualmente su alcuni indizi che potrebbero illuminare e chiarire avvenimenti di
quell'epoca; in particolare il privilegio che Costanza e i discendenti Svevi
concedono all'ordine monastico dei Cistercensi che a quel tempo ebbe un grande
sviluppo e acquisì un potere politico ed economico di rilievo. Il percorso dei
due ricercatori, una tedesca e un italiano, si snoda a cavallo della seconda
guerra mondiale. Il conflitto segna pesantemente la donna che subisce l'assedio
di Berlino da parte delle Truppe Alleate e dell'Armata Rossa. Ne esce in malo
modo: distrutta. Nonostante ciò riesce a compiere un'analisi approfondita della
strumentazione propagandistica che il governo Nazional-Socialista ha fatto della
scienza archeologica per confermare ingannevolmente la purezza della razza
Ariana. L'insostenibile giustificazione di pericolo di inquinamento da parte di
razze inferiori; ed infine, le repressioni etniche che hanno sfociato
nell'ignobile olocausto. Nella ricerca viene coinvolto anche l'abate di St.
Marie: abbazia cistercense situata su un altipiano della Guascogna Francese,
dove il vino è eccellente, ma il tempo sembra trascorrere con una particolare
caratteristica. Nonostante la razionalità intellettuale e il sostegno della Fede
Cristiana, il monaco intuisce aleggiare sulla vicenda una maledizione: infatti
si scatena una sequenza di omicidi del tutto simili ad altri avvenuti 500 anni
prima. La storia si snoda attraverso le miserie sociali e individuali del
dopoguerra, dove ognuno, a suo modo, cerca di ricostruirsi un' identità che gli
consenta la semplice sopravvivenza. Su queste ceneri risorgono varie
caratteristiche umane che il conflitto aveva represso e sembravano
definitivamente perdute: emozioni, sentimenti e passioni.
INTERVISTA A STEFANO ESUPERANZI, AUTORE MARCHIGIANO
1- Parlaci un po' di te e dei percorsi che ti hanno fatto approdare alla scrittura creativa.
Le passioni per letteratura, l'arte e l'archeologia mi hanno sempre accompagnato. Ciò che mi ha avvicinato alla scrittura, invece, è stata l'opportunità di poter pubblicare su una pagina del Corriere Adriatico, tra il 1994 e il 2004 alcuni racconti. Amici e conoscenti leggendoli mi hanno espresso le loro benevoli critiche. Da qui è iniziato il mio “percorso letterario”.
2- "Il testamento di Costanza" e "Lo sguardo strabico dell'angelo", due romanzi storici, ambientati tra la fine degli anni '40 e gli anni '50. Due studiosi, un Italiano e una tedesca, accomunati dalla passione per l'archeologi, si trovano a lavorare fianco a finaco, e irrimediabilmente oltre la simpatia reciproca nasce anche la storia d'amore. Due libri che si leggono d'un fiato, non vedendo l'ora di arrivare all'ultima pagina per vedere come vanno a finire. Da dove deriva la tua passione per l'archeologia e quanto di te e della tua vita hai trasferito nel carattere dei tuoi personaggi, Cesare e Wilk?
I due romanzi “Il testamento di Costanza" e "Lo sguardo strabico dell'angelo” sono entrambi ambientati negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale. Gli anni cinquanta hanno visto la mia infanzia e li amo particolarmente. Nel mio immaginario sono ricchi di enfasi, di suggestioni e personaggi forti. Anni di miseria, dove ognuno a suo modo cercava di ricostruirsi un'identità. Ideali per ambientarci storie. La passione per l'archeologia mi accompagna da sempre. Già da bambino vagavo per i campi alla ricerca di pietre e sassi che avevano qualcosa da raccontare. Ogni territorio ha la sua storia, cercare di ricostruirla è affascinante. I personaggi dei due romanzi sono fortemente caratterizzati dal mio essere, o meglio, come dice Wilk nella prefazione de Il Testamento di Costanza: "Lui, introducendosi indiscretamente nel nostro intimo, ha goduto e beneficiato di emozioni e passioni non sue. Ha fatto vivere a noi quello che lui avrebbe voluto vivere; essere quello che noi siamo stati."
3- Sicuramente c'è stato un lavoro di ricerca storica, di documenti anche antichi, per la stesura dei due romanzi. Quali sono le tue fonti?
La storia di Federico II mi ha sempre affascinato; già nel '94 (800 anni della sua nascita) sono stato promotore, proprio a Jesi, di un interessante convegno sulla falconeria dell'imperatore. Per il Testamento di Costanza devo ringraziare la Fondazione Federico II e il Centro Studi Federiciani, sempre di Jesi, mi hanno offerto un valido supporto, anche se non condividono nel modo più assoluto la mia ipotesi.
Per chi è appassionato di archeologia, la scoperta dei Rotoli del Mar Morto è stata la più affascinante del XX secolo. Una scoperta che poteva mettere in discussione l'origine del Cristianesimo, se non vi fossero stati degli interventi di alte gerarchie ecclesiastiche a nascondere reperti e quant'altro. Quindi, una vicenda che si prestava molto ad essere inserita all'interno di una narrazione fantastica.
4- Entrambe i romanzi hanno forti riferimenti ai monaci cistercensi. Nei libri citi sia la nostra Abbazia di Chiaravalle (Santa Maria in Castagnola), sia una famosa Abbazia Cistercense farncese, situata in Borgogna, l'Abbazia di Citeaux, se non ricordo male. Quali sono stati, e quali sono, i tuoi rapporti con i monaci cistercensi? Hai chiesto loro consulenza, soprattutto nella stesura del "Testamento di Costanza"?
La storia del monachesimo Cistercense è altrettanto interessante. Questo ordine religioso sorto nel XI secolo in Francia, sotto l'impero Svevo ebbe uno sviluppo enorme tanto da offuscare quello Benedettino. Tanti documenti testimoniano di privilegi che gli Svevi concessero ai cistercensi . Perché Federico II, sebbene scomunicato 3 volte da ordine di essere sepolto con la tunica di quest'ordine?
5- Nel "Testamento di Costanza" esponi una teoria, forse un segreto conservato per secoli, per cui Federico II non sarebbe realmente il figlio di Costanza d'Altavilla ed Enrico VI. I due sovrani dovevano dimostrare di avere l'erede al trono, ma Costanza era sterile, e così il parto nella pubblica piazza di Jesi fu una sceneggiata. In effetti il bambino era stato "rapito" a una famiglia di contadini di Monte San Vito, secondo questa teoria. Quali fondamenti storici e documentali ha questa interpretazione?
Le fonti che supportano il mio romanzo sono quelle del Villani e fra Salimbene da Parma, due storici dell'epoca che parlano di questa vicenda.
6- Ci vuoi parlare un po' anche dell'altra tua opera, "Scirocco", che è una raccolta di racconti a suo tempo pubblicati dal Corriere Adriatico?
Lo scirocco: una serie di racconti nei quali descrivo passioni, emozioni. Parlo di amici che mi hanno accompagnato durante la vita. Con l'intenzione di evidenziare stati emotivi. “Oggi l'orologio della torre non suona più, qualcuno ha brontolato e lo hanno zittito. Non ci sono più neanche i cari vecchi compagni con i quali ho condiviso tante emozioni, tante attese, tante speranze. Dicono che la vita sia così, come camminare sulla sabbia bagnata: dietro di te per qualche attimo lasci le impronte del tuo percorso, ma se guardi più indietro ti accorgi che la risacca le ha già cancellate e nessuno si accorgerà più del tuo passaggio.” Qualche amico dice che ci sono riuscito. Non so.
7- Tre libri, ben scritti, direi, e affascinanti. Sicuramente una buona casa editrice li avrebbe pubblicati e distribuiti volentieri. Come mai la scelta dell'autopubblicazione su ilmiolibro.it?
Nonostante le varie proposte, non ho trovato una casa editrice seria e affidabile. Allora, Pubblicare su “Ilmiolibro” è stata per me la soluzione più economica.
Un caro saluto a tutti gli amici del gruppo “Crisalide”
è nato a Monte San Vito nel 1949 dove vive ancora oggi con la propria famiglia. Dal 1994 al 2004 ha scritto una serie di racconti divulgati settimanalmente su una pagina del quotidiano il “Corriere Adriatico”. Parte di questi sono stati raccolti nel libro “Lo scirocco” pubblicato insieme ai romanzi “Il testamento di Costanza” e “Lo sguardo strabico dell’angelo” sul sito www.ilmiolibro.kataweb.it del Gruppo Editoriale L’Espresso.
“Il pensionamento rappresenta una svolta importante della propria vita. Di alternative non ne rimangono molte, due possibili: scappare con una ballerina ucraina, oppure scrivere un libro. Presentando la prima notevoli difficoltà ho scelto la seconda, e di libri ne ho scritti tre”.
Qumràn 1956
La scoperta archeologica dei “Rotoli del Mar Morto” e quella del faraone Tutankamon, sono state definite le più interessanti del XX secolo. Se a rendere eccezionale quella del principe egizio è stata la regalità del corredo funebre ancora presente all’interno della sepoltura, per quella Qumràn, così si chiama il luogo del rinvenimento, la straordinarietà è stata determinata dall’unicità dei reperti e dalla loro storia. Circa novecento rotoli, in parte frammentati, interamente coperti di scrittura, sigillati e nascosti in undici grotte nel mezzo del deserto della Giudea. Le domande che al tempo sorsero spontanee ai ricercatori furono diverse. Chi avesse nascosto quel patrimonio di scritture? Per quale motivo? Perchè nel deserto? A distanza di oltre mezzo secolo la disciplina archeologica ha formulato ipotesi e supposizioni, ma non è riuscita a fornire una risposta certa e univoca. La casualità del ritrovamento, l’iniziale gestione della ricerca, affidata a persone non qualificate da un governo distratto appena costituito, che aveva ben altra cose a cui pensare, hanno provocato un danno irreparabile. Un’infinità di reperti sono stati dispersi tra musei e collezzioni private in tutto il mondo. Ad intricare la vicenda, ed è il caso di dire che al peggio non c’è mai fine, il contenuto delle scritture ritenute sconvenienti da parte di alcune gerarchie ecclesiastiche, in quanto riguardanti parte dell’Antico Testamento, scritte nove secoli prima del Codice Masoretico, adottato dalla Cristianità come canonico. Il dubbio di una manipolazione, addirittura di un occultamento di parte dei reperti, sono in molti ad averlo. Ad alimentare il fatto che la direzione della ricerca sia rimasta paradossalmente in mano ad un monaco domenicano per oltre un decennio in uno stato prevalentemente ebraico. Due professionisti: un’archeologa tedesca e un accademico italiano. vengono inviati